Crisi manifattura in Germania, frena l’export

03/10/2019

 

L’autunno del 2019 è caratterizzato da forti segnali recessivi provenienti dall’economia mondiale tra cui assuma una grande rilevanza la caduta della produzione manifatturiera in Germania, primo mercato del made in Italy. Secondo gli ultimi dati Eurostat a luglio 2019 la produzione manifatturiera tedesca scende del 4,8% rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente; il calo registrato nell’estate 2019 è il peggiore dalla fine del 2009, quando il sistema economico mondiale viaggiava nell’occhio del ciclone della Grande recessione.

Un approfondimento contenuto nell’ultimo Bollettino economico della Bce indica che, sulla base di stime econometriche, il 37% del calo della crescita della produzione industriale nell’area dell’euro nell’ultimo anno è spiegato dall’inasprimento delle tensioni commerciali a livello mondiale mentre il 63% dipende da fattori interni.

Il riverbero della frenata tedesca si registra anche sulla produzione manifatturiera italiana che nei primi sette mesi dell’anno vede scendere gli ordini dall’estero del 4,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, calo più accentuato del -1,1% registrato per gli ordini interni.

Rallentano le vendite del made in Italy in Germania: primi sei mesi del 2019 l’export manufatturiero sul mercato tedesco sale dell’1,1% in forte frenata rispetto al + 4,4% rilevato un anno prima. In numerosi territori le imprese protagoniste della competizione globale soffrono il calo della domanda tedesca, registrando marcate diminuzioni dell’export diretto in Germania.

Tra le prima cinque regioni – che determinano i tre quarti dell’export in Germania, segnano un calo delle esportazioni Piemonte e Lombardia, entrambe con il -1,1%, mentre un anno prima la Lombardia registrava un +6,6% e il Piemonte un +0,9%. All’opposto, è in crescita l’export della Toscana (+6,3%, crescita trainata da oreficeria e farmaceutica, in miglioramento rispetto al +1,4% di un anno prima), dell’Emilia Romagna (+1,8% a fronte del +5,9% di un anno prima) e del Veneto (+1,3% a fronte del +4,2% di un anno prima).

Le regioni maggiormente esposte sul mercato tedesco sono il Friuli Venezia Giulia con l’export manifatturiero verso la Germania che vale il 6,5% del valore aggiunto regionale, seguito da Veneto, Trentino Alto Adige e Abruzzo, tutte e tre con il 5,8%, Emilia Romagna con il 5,7%, Piemonte con il 5,4% e Lombardia con il 5,2%, a fronte di una media nazionale del 3,8%.

Tra le maggiori province – le prime trenta concentrano il 77% dell’export verso la Germania – le situazioni più difficili, con le più ampie diminuzioni dell’export del territorio sul mercato tedesco, si riscontrano a Bergamo (-4,0%), Monza e della Brianza (-4,2%), Varese (-4,6%), Udine (-4,8%), Lecco (-5,7%), Pordenone (-6,3%), Como (-6,5%), Chieti (-8,1%) e Alessandria (-10,1%). Complessivamente sono 53 le province italiane – che cumulano il 54,3% dell’export sul mercato tedesco – in cui scende il valore delle vendite in Germania.

In controtendenza Frosinone (+55,4%, tutto determinato dall’aumento di export della farmaceutica), Verona (+12,8%), Bologna (+7,9%), Firenze (+7,0%), Milano (+5,6%), Cuneo e Piacenza (+5,4%), Bolzano (+5,3%).

 

 

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