Sale al 30,3% lo spread con Eurozona dei prezzi pagati dalle MPI: extra costo di 3,8 miliardi

27/11/2019

 

Le previsioni dell’Ocse pubblicate giovedì scorso delineano una prospettiva di bassa crescita, caratterizzata da tassi “zero virgola”: il PIL salirà dello 0,2% quest’anno, dello 0,4% il prossimo anno e dello 0,5% nel 2021. Le condizioni di bassa crescita non sono significativamente modificate dalla manovra di bilancio all’esame del Parlamento che determinerà sul 2020 un effetto macroeconomico limitato a 0,2 punti di PIL, mentre riduce le risorse per investimenti e contributi agli investimenti per 1,2 miliardi di euro nel 2020, per incrementarle solo a partire dal 2021 e 2022, rispettivamente per 0,9 e 2,7 miliardi di euro. La congiuntura è dominata dal rallentamento del commercio internazionale che influenza negativamente l’attività manifatturiera. Nel terzo trimestre del 2019 la produzione delle imprese manifatturiere in Italia scende del 2,0% rispetto ad un anno prima; il calo è più accentuato in Germania (-4,5%), dove la crisi dell’automobile fa registrare una caduta del 7,9% della produzione del comparto.

È in un contesto particolarmente critico, quindi, che si registra un appesantimento dei costi dell’energia elettrica per le micro e piccole imprese italiane. Il confronto internazionale dei prezzi dell’energia elettrica per le imprese evidenzia che in Italia nel primo semestre 2019 il prezzo dell’energia elettrica sul segmento di riferimento per le micro e piccole imprese (MPI con consumi fino a 500 MWh) sale del 28,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e diventa il più elevato dell’Unione europea, superando del 17% quello rilevato in Germania, paese che deteneva il primo posto nell’Ue un anno prima; i prezzi italiani sono superiori del 29,5% a quelli spagnoli e del 61,2% a quelli francesi. La dinamica dei prezzi nel 2019 determina una risalita dello spread con l’Eurozona che arriva al 30,3%; il divario è più accentuato nella classe di consumo fino a 20 MWh dove arriva al 44,1% mentre, pur rimanendo ampio, il differenziale di prezzo è più contenuto (20,1%) per la classe di consumo tra 20 e 500 MWh.

Il consumo complessivo nel segmento di piccola impresa è di 77.907 GWh; nella classe tra 20 e 500 MWh si addensa il 74,2% dei consumi dell’intero segmento mentre in quella fino a 20 MWh si rileva il restante 25,4%. Sulla base di questa configurazione di consumo, al primo semestre 2019 il divario di costo rispetto all’Eurozona ammonta a 3.762 milioni di euro.

L’esame delle condizioni di prezzo per le piccole imprese sul mercato di maggior tutela – segmento che rappresenta l’8,3% delle vendite alle utenze non domestiche – arriva a coprire tutto il 2019. Nel quarto trimestre del 2019 l’Indice Confartigianato del costo dell’energia elettrica sul mercato di maggior tutela di una micro-piccola impresa – con potenza impegnata 45 kW e consumo annuo 59 MWh – è di 11.978 euro, segnando un aumento congiunturale del +2,6% che rafforza l’aumento dell’1,9% registrato nel trimestre precedente; su base tendenziale si registra una diminuzione del 4,9% che si intensifica rispetto al -1,7% del terzo trimestre dell’anno.

L’analisi dell’Ufficio Studi nella rubrica settimanale ‘Imprese ed energia’ su QE-Quotidiano energia.

Il set di dati completo sulla dinamica dei prezzi europei e dei prezzi in maggior tutela nell’Elaborazione Flash ‘Prezzi dell’energia elettrica per le MPI-2019/2–Appendice statistica’. 

 

 

 

 

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