Ambiente, Confartigianato Trasporti: sulle accise piano sbagliato, la vera salvaguardia si costruisce senza creare macelleria sociale

08/10/2019

 

La bozza del DL Clima, circolata giorni fa, punta a cancellare le spese fiscali dannose per l’ambiente tra cui i sussidi fiscali ambientalmente dannosi quali i rimborsi accise per il gasolio da autotrazione. Il testo prevede la riduzione nella misura di almeno il 10% già a partire dal 2020 fino al progressivo annullamento entro il 2040.

"Il provvedimento proposto è drastico e socialmente inattuabile se si vuole salvaguardare da un lato la tenuta del tessuto economico-produttivo e dall'altro le entrate per le casse dello Stato". Questo il commento di Amedeo Genedani, Presidente di Confartigianato Trasporti.

Tale impostazione, infatti, non darebbe alcuna certezza di riduzione dell'inquinamento che si vuole perseguire nel medio periodo e costituirebbe una pesantissima riduzione degli incassi statali derivanti dalla tassazione sui carburanti.

L'autotrasporto merci, come testimoniato dai numeri forniti dall'Ufficio Studi confederale alla Convention nazionale Confartigianato Trasporti, paga allo Stato italiano più di quanto riceve in termini di sussidi.

L’Italia, infatti, è al secondo posto nell’UE per il prezzo più alto del gasolio per autotrazione pagato dalle imprese: 1.245 euro per 1.000 litri al netto dell’Iva. Ci supera soltanto il Regno Unito con 1.306 euro. Sull’elevato costo dei carburanti pesa la tassazione: l’Italia è al quarto posto nell’Ue per la maggiore tassazione sull’energia, con uno spread fiscale tra Italia ed Eurozona che vale 14,1 miliardi di euro. Anche in chiave ambientale, sulla base del principio ‘chi inquina paga’, la tassazione nel nostro Paese appare elevata: il prelievo fiscale per tonnellata di emissioni di CO2 in Italia supera del 19% la media dei principali 4 paesi dell’Eurozona (Italia, Germania, Spagna e Francia).

 

Ciò nonostante è ormai avvertita anche dai settori economici la necessità di affrontare la questione della tutela dell’ambiente. Per questo il Governo dovrebbe prevedere un serio piano programmatico che permetta alle imprese di affrontare la transizione ecologica mantenendo competitività, redditività e dignità.

La transizione ecologica è un processo che prevede diverse fasi di attuazione e si deve sviluppare in un arco temporale congruo.

E’ necessario mettere in campo le azioni idonee per favorire la transizione ecologica del settore. Il principio base deve essere la rottamazione per demolizione obbligatoria del veicolo sostituito (intestato almeno da un anno al titolare) con un veicolo di ultima generazione meno inquinante.

Dato che ci sono circa 400 mila veicoli pesanti di classe ante Euro 5, il piano assume una valenza strategica per la crescita del nostro Paese. Se si vuole veramente uno svecchiamento del parco e sostenere politiche antinquinamento è necessario prevedere un incentivo concreto (euro 20.000,00 a fronte di un costo medio di euro 150.000,00 a veicolo) che tenga conto anche della perdita economica del veicolo rottamato.

Solo allora si potrà agire sulla rimodulazione graduale degli incentivi, viceversa si creerà macelleria sociale. Per tutto ciò all’autotrasporto occorre un piano di sostituzione dei veicoli pluriennale, con poche chiare e semplici regole che supportino le imprese negli investimenti tecnologici.

 

I tagli ai sussidi, previsti dal Dl Clima, che investissero l’autotrasporto sarebbero pertanto inaccettabili per almeno due ragioni.

In primis perché il Governo verrebbe meno agli impegni assunti con la categoria, con cui si vuole agevolare gli operatori del trasporto ed il comparto della produzione industriale, manifatturiera ed agricola nel reggere l'urto della spietata concorrenza estera per compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese italiane. Viceversa, il risultato negativo che se ne avrebbe sarebbe la migrazione dei camion che per rimanere competitivi effettuerebbero il rifornimento all’estero, soprattutto nelle aree di confine, con una perdita secca per il comparto della distribuzione e per le casse dello Stato.

Sono già note le posizioni dell'industria manifatturiera e del comparto agricolo sulla contrarietà a tale provvedimento, ma ancor più significativa per i danni che creerebbe all'intera collettività è la netta presa di posizione del Codacons che scrive al Premier Giuseppe Conte invitandolo a non inserire alcuna misura di penalizzazione del diesel nella Manovra "perché, in caso contrario, i consumatori di tutta Italia scenderanno in piazza assieme agli autotrasportatori, dando vita a proteste analoghe a quelle dei gilet gialli in Francia”.

 

In secondo luogo perché si interromperebbe la dinamica virtuosa innescata negli ultimi anni con gli incentivi agli investimenti per le imprese del settore che, nell'ambito del Green New Deal del nuovo Governo andrebbe realmente valorizzata e implementata con la proposta che Confartigianato Trasporti ha lanciato già l'anno scorso e porta avanti su tutti i tavoli di confronto: la creazione di un Fondo ad hoc per il rinnovo del parco veicolare merci, che punti alla sostituzione graduale e completa attraverso la rottamazione dei mezzi più inquinanti con mezzi di ultimissima generazione, a bassissime emissioni, tecnologicamente avanzati e più sicuri perché dotati di frenata assistita. Oltre che il clima e la sicurezza ne beneficerebbero anche il mondo dell’automotive (che registra cali drastici nelle vendite negli ultimi mesi) e lo Stato, che aumenterebbe il gettito Iva su ogni nuovo veicolo acquistato e avrebbe le coperture per finanziare altre misure necessarie al Paese.

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