Tariffa rifiuti: in cinque anni +9,8% tariffe in Italia

10/07/2019

 

In queste settimane il dibattito sulla crisi dei rifiuti a Roma si intreccia con il pagamento della rata della tariffa rifiuti che, per i cittadini della capitale, è tra le più alte in Italia. Prendiamo lo spunto della difficile situazione della capitale per un esame del prelievo per la gestione dei rifiuti dei comuni italiani. La tariffa rifiuti (Ta.ri.) determina un gettito per le casse delle amministrazioni locali di 10,2 miliardi di euro; dopo l’abolizione dell’Imu sulla prima casa la Ta.ri. rimane l’unico prelievo sulla proprietà dell’abitazione di residenza.

Il prelievo della tariffa rifiuti si distribuisce su famiglie e imprese: sulla base della rilevazione effettuata su 72 comuni capoluogo dalla Commissione bicamerale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti della precedente XVII legislatura, il 54% delle entrate si riferisce alle utenze domestiche mentre il restante 46% grava sulle utenze non domestiche, prevalentemente costituito da imprese.

Negli ultimi anni la tariffa rifiuti è aumentata considerevolmente, svicolata dal blocco dei tributi locali rimasto in vigore fino alla fine dello scorso anno (con le disposizioni dell’ultima legge di bilancio dal 2019 le Amministrazioni locali possono aumentare le addizionali Irpef e le aliquote Imu e Tasi). Negli ultimi cinque anni il prezzo per la raccolta dei rifiuti in Italia è salito del 9,4% – nel periodo l’indice dei prezzi sale di un limitato 2,8% – quasi il doppio del 5,1% della media dell’Eurozona. A fronte di tariffe stazionarie in Germania (0,7%) e Spagna (0,8%), nel quinquennio in esame le tariffe salgono del 9,3% in Francia.

Il confronto europeo proposto nel Rapporto annuale dell’Autorità evidenzia per l’Italia un costo medio del servizio di gestione dei rifiuti urbani più elevato 52% rispetto alla Francia e del 59% rispetto alla Spagna. Il parametro del costo è rilevante per la definizione delle tariffe, che devono coprire il costo. I proventi per la raccolta rifiuti ammontano a 167,11 euro pro capite con una copertura dei costi quasi completa (98,3%). La valutazione in rapporto al PIL evidenzia come il prelievo grava maggiormente su territori dove il reddito è più basso. In media i proventi pro capite del servizio di igiene urbana pesano per lo 0,59% sul PIL pro capite nazionale (vedi QE 17/12/2018), con valori quasi doppi (0,95%) nel Mezzogiorno; valori superiori alla media si osservano per la Campania (1,03% del PIL pro capite), Puglia e Sicilia (entrambe con lo 0,98%), Sardegna (0,94%) e Calabria (0,92%).

Se consideriamo l’evasione, con il prelievo determinato solo dai contribuenti onesti, il parametro dei proventi per abitante diventa meno significativo. Il confronto delle tariffe di igiene urbana per una famiglia tipo di 3 persone che vive in un’abitazione di 120 mq nelle grandi città italiane proposto dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale (Aspl) evidenzia che nel 2018 il costo più elevato si riscontra a Napoli, arrivando a 493 euro per famiglia tipo, davanti a Roma con 452 euro, Genova con 434 euro, Bari con 391 euro, Milano con 372 euro, Torino con 371 euro, Palermo con 360 euro, Bologna con 343 euro e Firenze con 259. Il costo a Napoli per il servizio, rilevabile dalla banca dati sui rifiuti urbani del catasto nazionale dell’Ispra, è in linea con quello a Milano ma a Napoli le tariffe pagate dalle famiglie sono del 32% superiori a quelle di Milano. Sulle più alte tariffe pagate a Napoli influisce una più elevata evasione: l’analisi dei dati della relazione sulla riscossione della tassa sui rifiuti pubblicata a febbraio 2018 dalla Commissione bicamerale evidenzia che per i 110 comuni capoluogo di provincia gli importi non incassati sono pari al 22,9% del valore indicato nel bilancio preventivo, e la quota di mancata riscossione più elevata si riscontra proprio a Napoli con il 55,5% a fronte del 24,3% di Milano. Nei capoluoghi del Mezzogiorno la quota di tributo non riscosso è del 39,9%, più del doppio di quella del Centro Nord (16,0%).

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