ALLARME RUSSO Nel 2018 made in Italy in Russia ritorna in negativo (-3,3%)

19/07/2018

 

L’esame dei dati sul commercio estero pubblicati ieri dall’Istat confermano il calo dell’export verso la Federazione russa, accentuando una tendenza già riscontrata in una nostra recente analisi. Nei primi cinque mesi del 2018 il made in Italy in Russia cala del 3,3%, invertendo l’ottima performance (+19,3%) del 2017. Sulla domanda influisce una crescita ancora debole, con il PIL della Russia in salita dell’1,7% nelle previsioni per il 2018 del Fondo Monetario Internazionale, anch’esse pubblicate ieri; la dinamica degli scambi commerciali viene penalizzata dalla rivalutazione dell’11,8% dell’euro rispetto al rublo, con il cambio che passa da 62,5 rubli per un euro nel primo trimestre 2017 a 69,9 nel primo trimestre del 2018 e dalle sanzioni economiche in vigore.

Concentrando l’attenzione sulle esportazioni dei settori a maggiore concentrazione di MPI si osserva una crescita delle vendite di Alimentari e bevande (+13,1%), una tenuta per i Mobili (-0,6%), mentre sono in territorio negativo i Prodotti delle altre attività manifatturiere quali gioielleria, occhialeria, ecc. (-3,6%), Prodotti tessili e dell’abbigliamento, pelli e accessori (-2,1%) e Metalli di base e prodotti in metallo (-6,1%); calo più ampio per Legno e prodotti in legno e sughero (-13,8%). La frenata della domanda russa di prodotti della Moda made in Italy è stata messa in evidenza nel nostro report “Le imprese della Moda nell’economia ibrida” presentato a Milano la scorsa settimana.

In chiave territoriale – i dati sono disponibili al I trimestre 2018 – nei settori di MPI l’export in Russia cala dell’1,1% e tra le principali regioni esportatrici – ciascuna con una quota sul totale maggiore o uguale all’1,0% – si registrano forti dinamiche positive in Umbria che con il +28,2% migliora quanto osservato l’anno precedente (+24,2%), così come in Veneto con il +13,3% (era +10,4% l’anno prima) e in Piemonte con il +12,4%, in rallentamento rispetto al +33,3% del I trimestre 2017; nel dettaglio in Umbria il buon andamento è trainato da Abbigliamento e Pelli, in Veneto da Abbigliamento e Occhialeria e in Piemonte da Gioielleria e Alimentare.

Nelle altre maggiori regioni si osservano delle dinamiche negative in controtendenza o in peggioramento rispetto a quanto registrato l’anno precedente. Nel dettaglio si registra un -21,6% dell’export di MPI in Friuli Venezia Giulia (era -2,6% un anno prima), -15,7% in Campania (era +18,6%), -13,6% nelle Marche (era +16,9%), -11,7% in Toscana (era +7,8%), -9,9% nel Lazio (era -9,0%); la flessione si contiene a -1,5% in Abruzzo (era +30,8%), a -1,2% in Lombardia (era +31,5%) e -0,6% in Emilia Romagna (era +14,7%).

A livello provinciale tra le trenta principali province esportatrici di prodotti dei settori di MPI in Russa – anche in questo caso ciascuna con una quota sul totale maggiore o uguale all’1,0% – si rilevano aumenti in doppia cifra per Alessandria (54,7%), Verona (47,5%), Brescia (31,3%), Perugia (29,8%), Torino (27,9%), Belluno (24,3%), Parma(24,1%), Ravenna (17,5%), Reggio Emilia (17,4%), Vicenza (13,2%); aumento più contenuto per Mantova (5,6%), mentre rimane stazionaria Milano (0,1%). Ampie dinamiche negative per Pordenone (-43,3%), Napoli (-25,8%), Fermo(-24,7%), Como (-21,1%), Bologna (-20,6%), Cuneo (-20,5%), Bergamo (-20,2%), Ancona (-14,8%), Forlì–Cesena(-13,4%), Modena (-12,7%); in calo l’export di MPI anche a Piacenza (-7,7%), Monza e Brianza (-6,7%), Firenze (-4,1%), Padova (-1,6%), Rimini (-1,3%), Macerata (-1,3%), Pesaro e Urbino (-0,4%), Treviso (-0,3%).

I dati per territorio sono disponibili nell’Appendice statistica “Made in Italy nei settori di MPI nel I trimestre 2018 in Russia. I dati per regione e per provincia“. Clicca qui per scaricarla.

 

 

 

 

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