San Giuseppe patrono degli artigiani

22/03/2018

 

Lunedì 19 marzo gli artigiani hanno festeggiato il patrono San Giuseppe con una Celebrazione Eucaristica in Duomo a Monza presieduta dall'Arcivescovo di Milano, Monsignor Delpini.

La S. Messa è stata anche occasione per ricordare il primo anniversario della visita di Papa Francesco a Monza, quale riconoscimento al sistema Confartigianato e al gruppo di artigiani del territorio che ha realizzato le sedute papali e cardinalizie e che ha contribuito ad arredare alcuni appartamenti per famiglie bisognose.

Monsignor Delpini si è rivolto agli imprenditori, durante l'omelia, con un messaggio chiaro "Beati quando vi assumete responsabilità".

 

Solennità di san Giuseppe

Artigiani di Monza

Celebrazione Eucaristica - omelia

Monza, duomo – 19 marzo 2018

 

Sarai tu a chiamarlo Gesù

Quelli che si fanno avanti

 

  1. Giuseppe patrono di chi assume responsabilità.

Si fanno avanti i giusti per assumere le responsabilità: hanno ascoltato la parola che li chiama, hanno avuto in sogno il messaggio che li impegna e si fanno avanti: Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

In questa obbedienza attiva, in questo farsi carico della responsabilità, in questo offrirsi semplice, senza discussioni, senza parola, senza lamenti, senza esitazione, in questa fiducia nel Signore che chiama e perciò anche in se stesso, si riassume la santità di Giuseppe. È un uomo giusto che si fa avanti e porta a compimento il suo compito.

I giusti sono quelli che quando sono chiamati, si fanno avanti e mettono mano all’impresa, e si fanno carico della responsabilità che compete loro.

Ecco: quelli che si fanno avanti per le responsabilità, sono questi che guardano a Giuseppe come loro patrono e come ispiratore del loro agire. Che sia la responsabilità di una famiglia, che sia la responsabilità di una attività produttiva, che sia una responsabilità per la comunità, ci sono uomini e donne che si fanno avanti e assumono la responsabilità e portano a buon fine il compito che è loro assegnato.

 

  1. Quelli che si fanno avanti.

 

Siano benedetti quelli che si fanno avanti, quelli che si sentono chiamati da qualche angelo di Dio, che si tratti della situazione in cui vivono, che si tratti di una intuizione che li raggiuge chi sa come, che si tratti di un ragionamento e di un confronto, si fanno avanti e senza troppe parole mettono mano all’impresa.

 

Siano benedetti quelli si fanno avanti per una responsabilità e la esercitano con giustizia: sono quelli che non si rassegnano all’inerzia, sono quelli che preferiscono la fatica impegnata a costruire qualche cosa, piuttosto che il quieto vivere che lascia che il mondo vada per la sua strada.

 

Siano benedetti quelli che si fanno avanti per una responsabilità: sono quelli che concepiscono la vita come una vocazione e come una missione, sono quelli che non si sentono clienti che pretendono di essere serviti, sono quelli che non si sentono vittime delle circostanze incapaci di reagire, sono quelli che non si sentono vivi per essere serviti. Si sentono chiamati a mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo e si fanno avanti.

 

Siano benedetti quelli che si fanno avanti per assumere la loro responsabilità: sono quelli che hanno la fierezza di essere capaci, di poter fare. Sono quelli che hanno stima di sé e hanno fiducia nelle loro capacità, con umiltà e realismo. Hanno una esperienza di vita e possono essere educatori: sì questo lo posso fare, perché, per grazia di Dio, ho esperienza e sapienza. Hanno imparato un mestiere e possono esercitarlo bene: sì questo lo posso fare, perché il mestiere lo so fare bene. Hanno imparato a organizzare il loro tempo e possono curarsi della loro famiglia, della loro attività lavorativa e trovano tempo anche per il servizio alla comunità: sì questo lo posso fare, perché vivo il tempo non come un ingranaggio che mi logora, ma come una occasione da mettere a frutto, non solo per me, ma anche per gli altri.

 

Siano benedetti quelli che si fanno avanti per assumere responsabilità: sono quelli che hanno fiducia in Dio e nella sua provvidenza. Sanno di quali risorse dispongono e sanno anche dei loro limiti, sanno che molto non dipende da loro, ma si fanno avanti, perché confidano in Dio. Anche se non tutto è programmato né programmabile, anche se non tutto è garantito: si fidano di Dio e si fanno avanti. Sono convinti che tutte le risorse e le competenze sono dono: non hanno di che vantarsi e trovano sciocco l’orgoglio e ingenua e ridicola la presunzione. Piuttosto sono sostenuti dalla fede e sanno che è la fede in Dio che consente di essere sereni anche quando la vita è tribolata, contano, come Abramo, sulla promessa di Dio e sanno che “eredi si diventa in virtù della fede”.

 

Siano benedetti quelli che si fanno avanti per assumere responsabilità: sono quelli che sono amici del futuro, sanno che il futuro non è un destino già scritto, ma è come lo costruiscono gli uomini e loro si fanno avanti per offrire il loro contributo. Sono amici del futuro e vogliono che sia accogliente per i loro figli e i loro nipoti e per gli uomini e le donne che verranno.

 

Siano benedetti quelli che si fanno avanti per assumere responsabilità: possono guardare a Giuseppe, l’uomo giusto, come loro patrono e possono considerarsi amici di Dio. Siano benedetti!

 

 

 

 

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