Il Governo estende lo split payment. Confartigianato protesta: "così si aggravano i problemi delle imprese"

28/04/2017

Lo split payment continuerà a complicare la vita degli imprenditori. Nella manovra economica appena varata, il Governo ne ha infatti esteso l’applicazione alle società pubbliche. Il meccanismo, introdotto nel 2015 per combattere l’evasione dell’Iva, obbliga la pubblica amministrazione a trattenere e versare direttamente all’erario l’IVA sulle fatture emesse dai propri fornitori.

 

Risultato: le imprese rimangono in credito d’imposta e devono aspettare molti mesi prima di vedersi rimborsata l’Iva. Già, perché lo Stato è un esattore velocissimo quando si tratta di incassare, ma se deve saldare i suoi debiti, è un pagatore lentissimo. «Questo provvedimento, con l’estensione dello split payment, è destinato a creare ulteriori difficoltà finanziarie a tantissimi artigiani - sostiene Giovanni Barzaghi, Presidente di APA Confartigianato Milano Monza Brianza – Così si aggravano infatti i problemi di liquidità delle imprese che forniscono beni e servizi agli enti pubblici, che oltre a dover attendere anni per vedersi saldate le fatture, devono aspettare altro tempo per ottenere il rimborso dell’Iva. E come se non bastasse, devono sborsare altri soldi per i costi amministrativi legati agli adempimenti per presentare istanza di rimborso»

 

Una situazione insostenibile denunciata già due anni fa da Confartigianato che ora torna alla carica per contestare un meccanismo con il quale lo Stato finisce per fare cassa sulle spalle delle imprese oneste. «Invece di caricare le aziende in regola di inutili costi e burocrazia, basterebbe far funzionare e monitorare gli strumenti che permettono di colpire i ‘furbi’. Per combattere l’evasione dell’Iva, infatti, basterebbe usare le informazioni fornite dalle imprese con la fatturazione elettronica» ha commentato il Segretario Generale di APA, Paolo Ferrario.

 

Secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato, in Italia la quota di aziende che emette fatture elettroniche è pari al 30,3%, vale a dire il 12,5% in più rispetto alla media europea. Al 20 novembre 2016 è stata inviata alle Pubbliche Amministrazioni 1 fattura elettronica al secondo, pari a 52.655.911 file fattura complessivi. Su questo fronte l’Italia si colloca ai primi posti del ranking europeo con il 28,8% delle piccole imprese che nel 2016 ha inviato fatture elettroniche in formato adatto all’elaborazione automatica (e-invoice), quota pressochè doppia rispetto al 14% della Germania e al 13% della Francia.  Inoltre, tra il 2014 e il 2016 le imprese che inviano fatture elettroniche sono aumentate del 25%, a fronte di un ridotto incremento del 6,5% nell’Unione europea. Ma proprio qui sta il problema: lo Stato, non soltanto non riesce a pagare i suoi creditori, ma non riesce nemmeno a controllare a quanto ammontano i suoi debiti verso le imprese. Dal Documento di economia e finanza presentato dal Governo, si evince infatti che a fronte di oltre 27 milioni di fatture ricevute da 22mila pubbliche amministrazioni, mancano i dati sui pagamenti per circa 12 milioni di fatture, vale a dire il 44% del totale.

 

 

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