Anche i piccoli guardano alle nuove tecnologie digitali, e chi investe ci guadagna!

02/03/2017

Innovazione tecnologica e digitalizzazione non riguardano solo i big, ma anche gli artigiani e le piccole imprese. Come testimoniano i risultati della ricerca condotta da Confartigianato: negli ultimi 12 mesi chi ha investito nelle nuove tecnologie digitali ha migliorato i propri servizi, realizzato prodotti innovativi, ampliato il numero di committenti e aperto nuovi mercati di vendita. Distanziando notevolmente le imprese che invece guardano ancora con incertezza al digitale e alle nuove frontiere del mercato globale.

 

ALCUNI NUMERI CHIAVE

L’elaborazione statistica dell’Ufficio Studi di Confartigianato propone alcuni dati chiave su investimenti, spesa in comunicazione e ICT, sharing economy, banda larga e produttività, Internet of Things, big data, cloud, pubblicità on line, social network, e-commerce, fatturazione elettronica, home banking ed e-money; 

 

Il 29,6% delle imprese conosce e utilizza il digitale, mentre un ulteriore 6% è intenzionato a farlo.
Si tratta di 183.303 micro e piccole imprese digitali (fino a 20 addetti) che contano 626.754 occupati. Fa da traino il settore della Meccanica, con il47,7% di imprese artigiane che conosce ed utilizza almeno una tecnologia digitale, seguito da Comunicazione (28,5%) e altri settori manifatturieri (24,4). Permane tuttavia un 30,6% di imprese che afferma di non conoscere e non utilizzare alcuna tecnologia.

 

 

Le imprese digitali risultano più integrate nella filiera e più orientate all’innovazione, distinguendosi dalle imprese che non utilizzano tecnologie digitali per: miglioramento di servizi e prodotti, maggiori investimenti in nuove tecnologie e utilizzo di materiali innovativi, e realizzazione di prodotti innovativi.

Inoltre, nel 2015 le imprese che hanno aumentato il proprio fatturato di più del 5%, rispetto all’anno precedente,sono quelle che utilizzano tecnologie digitali (il 38% sul totale di imprese contro il 27,7% di imprese non digitalizzate). Lo stesso fenomeno riguarda anche la vendita dei propri prodotti e servizi all’estero: il 29,2% di imprese (% sul totale delle imprese) che ha aumentato questo tipo di vendite è digitalizzato, contro il 23,5% di imprese che non utilizzano tecnologie digitali. 

 

Nell’ultimo triennio le imprese digitali hanno introdotto un maggior numero di cambiamenti, e tra tali cambiamenti spiccano l’ampliamento del numero dei committenti, l’attivazione di nuovi canali di vendita e l’entrata in nuovi mercati esteri.

 

L’analisi di Confartigianato evidenzia un altro dato interessante: nella crisi degli investimenti che ha interessato il nostro Paese fra il 2005 e il 2015, è salito di 4 punti percentuali la quota degli investimenti digitali, con una netta crescita degli investimenti in ICT: computer, hardware, telecomunicazioni, software e basi di dati.

 

Anche la spesa delle famiglie italiane è influenzata dalla digitalizzazione, e lo testimonia il fatto che, nel 2015, sono stati spesi in telefoni, apparecchiature elettroniche e servizi di comunicazione oltre 38,7 miliardi di euro, segnando una crescita di quasi il 270% in dieci anni. Scende invece del 40,5% la spesa per i libri, giornali, stampa e cancelleria, nello stesso periodo.

 

Tra il 2010 e il 2015 la raccolta pubblicitaria è scesa del -21,5%, dato dalla combinazione di una caduta di 2.430 milioni di euro (-21,5%) della pubblicità sui media tradizionali (Televisione, Radio, Quotidiani e Periodici) a fronte di un aumento di 531 milioni di euro di raccolta Internet. In 5 anni si è rilevato un ben +45,1% di pubblicità on line.

 

Per quanto riguarda le piccole imprese artigiane, il 18% promuove i propri prodotti made in Italy in rete e il 34% utilizza i social network, dato che ci pone al pari della media europea, sopra Germania e Francia.

 

 

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